I FATTI DI CHIASSO

Fine aprile 1945, l’intero Nord Italia si è sollevato e vengono liberate le maggiori città fra le quali Milano. Il governo della RSI, fondato a Salò nel settembre del 1943, è agonizzante. Le truppe tedesche si ritirano cercando di riguadagnare la strada verso la Germania o spingendosi verso la nostra frontiera per rifugiarvisi. Non è una rotta, ma un ritiro ordinato di truppe ancora efficienti ed in pieno assetto di guerra. La caduta della Repubblica Sociale si manifesta al posto di confine di Chiasso quando i doganieri germanici abbandonano il posto consegnandosi alle nostre guardie di confine e i militi della Guardia di Finanza italiana ammainano la bandiera di Salò e issano sul pennone la bandiera sabauda.

La situazione appariva calma, ma si trattava di una calma apparente. Il 26 aprile si assiste all’arrivo di un convoglio ferroviario di feriti alla stazione internazionale di Chiasso e, nella notte, un convoglio composto di una quarantina di automezzi carichi di feriti tedeschi giunge in dogana in attesa di entrare in Svizzera. Sono solo i primi accenni del flusso di militari che di lì a poche ore si presenteranno ai nostri confini per cercare rifugio in territorio elvetico.

Il 27 aprile una colonna di militari tedeschi appartenenti alle diverse armi arriva in dogana. Le truppe svizzere poste a difesa della frontiera hanno il preciso ordine di non lasciare entrare nessun militare. La tensione dei momenti traspare dai diversi colloqui che intercorrono fra ufficiali del nostro esercito e quelli germanici. Il nervosismo traspare dai volti delle persone. I tedeschi in armi non vogliono arrendersi ai partigiani e desiderano entrare in Svizzera, con la forza se necessario. Nel frattempo si ha notizia che all’hotel Metropoli di Como si è installato il Comando alleato.

Il colonnello Mario Martinoni, comandante del reggimento di fanteria 32, decide di prendere personalmente contatto con il Comando alleato per risolvere la questione. Predisponendo una vettura che porti ben in vista la nostra bandiera e una bandiera bianca; il colonnello Martinoni prende posto nell’autovettura insieme l’avv. Franco Brenni, console svizzero a Milano. A Como il col Martinoni si incontra con il maggiore Joseph McDivitt della V armata americana, stabilendo le modalità di resa delle truppe tedesche che sono ferme alla frontiera svizzera. I sorrisi sui visi del colonnello e del maggiore sono un evidente dimostrazione dell’intesa raggiunta.

Il maggiore McDivitt si reca con alcune jeep fino alla dogana dove, dopo breve discussione con gli ufficiali tedeschi, questi depongono le armi alle truppe americane cessando di fatto di essere una minaccia. Un’autoblinda, fatta rimanere fuori Ponte Chiasso per non esacerbare ulteriormente gli animi, arriva per scortare i militi tedeschi verso Como. L’inviolabilità del territorio svizzero è stata rispettata.

Questo episodio è passato alla storia come “i fatti di Chiasso”.