CHIASSO DURANTE LA GUERRA

Nonostante la neutralità della Confederazione Elvetica nel secondo conflitto mondiale, alcune cittadine di confine (per esempio Sciaffusa) furono coinvolte, loro malgrado, negli avvenimenti bellici. Chiasso, con il suo territorio incuneato nella regione di uno degli stati dell’Asse, l’Italia fascista, ha vissuto la guerra come il resto della Svizzera nella necessità di difendere il suo territorio e la sua neutralità. Massiccia fu logicamente la presenza militare della Confederazione a protezione della frontiera, il sistema difensivo del gen Guisan impostato su diversi livelli di resistenza si componeva di una prima linea formata dalle cosiddette truppe di frontiera alcune delle quali furono destinate alla cittadine di Chiasso. 

L’attenzione e il costante controllo di queste truppe venivano svolti anche direttamente dal generale attraverso una capillare e continua attenzione al Ticino meridionale. Per prendere coscienza immediata e diretta dalla situazione sul posto Guisan effettua più visite alla cittadina di confine: la prima nel 1940, poi ancora nel 1943 ed infine a guerra finita. L’importanza fondamentale della presenza delle truppe e del suo comandante era necessaria per il morale della popolazione.

 

 La regione proprio per la sua particolarità di diretto e immediato contatto con una parte in conflitto la rendeva anche più sensibile ai tentativi di penetrazione esterna. Nella cittadina, oltre ad una nutrita presenza militare, si formarono i servizi collaterali quale la protezione antiaerea, la protezione civile e i servizi complementari femminili di assistenza. Durante la guerra, l'attività sul confine per l’accoglienza dei profughi e i dei feriti di guerra provenienti dalla vicina penisola fu sempre molto intensa. A Chiasso, per tutta la durata del conflitto, fu operante un lazzaretto militare.

Lo sforzo dei rappresentati dei cittadini verso il pericolo sempre maggiore con l’avvicinarsi del fronte alleato nel suo lento cammino di conquista della penisola italiana impose una crescente e sempre maggiore attenzione nella protezione della popolazione verso gli attacchi aerei, in un cielo ormai completamente dominato dalle forze alleate. Si moltiplicano gli sforzi per segnali ottici agli aviatori, sirene d’allarme e di ricoveri pubblici a protezione della popolazione. Purtroppo gli allarmismi delle autorità non furono eccessivi e, in diverse occasioni Chiasso e la sua stazione internazionale furono vittime di erronei attacchi da parte degli Alleati.

Il corso della guerra porta sempre continue pressioni verso i nostri confini. Con l’armistizio dell’8 settembre 1943 la scelta di molti soldati italiani che non vogliono aderire al neo costituito governo della Repubblica Sociale Italiana comporta la necessità di trovare rifugio entro i confini del nostro territorio. La guerra, che molti speravano potesse presto concludersi, continua ancora più dura e ancora più cruenta. L’asprezza non tarda a manifestarsi anche in una dei fatti più tragici vissuti e subiti dalla popolazione civile con lo sfortunato mitragliamento di una locomotiva che porterà alla tragica morte del ferroviere Lindoro Bezzola di Balerna. Le grandi insegne rappresentanti i colori svizzeri disegnate sui tetti furono rese vane dalla copiosa neve caduta durante il rigido inverno ’44-’45. La reazione a questo terribile evento impose uno sforzo maggiore per permettere l’identificazione del nostro territorio con l’innalzamento di un pallone frenato sopra la cittadina.